COME SBARAZZARTI DELLA “PANCETTA”

Aggiornamento: 16 mar 2021

Introduzione

I chili di troppo spesso si accumulano sulla pancia e può, in qualche modo crearti disagio. La tua mente può tornare indietro ai tempi dell’adolescenza quando avevi un fisico slanciato. Oppure, nel caso in cui non avessi avuto questa fortuna, vaghi con la fantasia e immagini il tuo corpo tonico e asciutto.

Magari hai provato anche qualche soluzione ma senza successo. Leggendo questo articolo avrai maggior chiarezza sull’argomento e troverai qualche semplice soluzione per quella fastidiosa “pancetta”.

Uno speciale “sensore” nel nostro corpo.

Ingrassare non fa mai piacere anche se può essere considerato un meccanismo primordiale del corpo, che trova origini antichissime: fin dal principio i nostri antenati hanno avuto un rapporto particolare con il cibo. Ad esempio, se un inverno si presentava più freddo del previsto, con gelo penetrante e pungente, potevano non essere garantite le risorse di cui cibarsi.

Al riparo dalle intemperie, all’interno della cavarne, i morsi della fame potevano farsi sentire come un nodo alla bocca dello stomaco e si potevano udire i brontolii di quest’ultimo.

Potevano passare parecchi giorni di digiuno e in queste condizioni il corpo, nell’attesa di trovare qualcosa da poter assaporare, aveva un solo modo per sopravvivere: “cibarsi di se stesso”, intaccando le proprie riserve di grasso e i propri muscoli, iniziando a scomporsi.

Sopravvissuti a questo periodo critico, il corpo apprendeva che doveva immagazzinare più riserve energetiche per garantire a se stesso la sopravvivenza. Quindi in periodi di abbondanza aumentava l’accumulo di adipe.

Questo meccanismo inconscio del nostro corpo è rimasto intatto nella nostra memoria cellulare. Ecco perché le diete drastiche una volta concluse ti portano ad ingrassare più di prima: questo è il famoso effetto yo-yo.

Perché avviene? Perché il nostro corpo è settato su un certo livello di grasso corporeo e questo ha fatto sì che le strutture anatomiche e il corredo ormonale si sviluppassero adeguatamente per sostenerlo. È come se nel nostro corpo ci fosse uno speciale sensore di allarme, quando cerchiamo di dimagrire con approcci drastici e bruschi (cali rapidi di peso), il corpo entra in uno stato di difesa.

Dapprima si avrà un stallo sul dimagrimento (con tutto ciò che ne consegue a livello fisiologico) e poi si riacquisirà tutto con gli interessi affinché il nostro organismo non venga di nuovo preso alla sprovvista. Ognuno ha il suo Fat-Point e quest’ultimo deve essere cambiato in maniera graduale.

Perché ingrassiamo?

Dopo un breve viaggio nel tempo, torniamo ai giorni nostri: rispetto al passato tendiamo ad ingrassare più facilmente e il motivo è perché ci muoviamo di meno e mangiamo di più. Oggi, per fortuna, non conosciamo le carestie (almeno nel mondo industrializzato), tuttavia dobbiamo affrontare esattamente la sfida opposta: la sovralimentazione.

Ma vediamo ora di fare un piccolo viaggio all’interno della fisiologia del corpo per comprendere da un punto di vista scientifico e pratico come avviene l’ingrassamento.

Partiamo dal principio: dove si trova il grasso nel nostro corpo? Siamo fatti da tante piccole unità, chiamate cellule e ognuna ha la sua funzione: nel caso degli adipociti (cellule del grasso) la loro funzione è quella di immagazzinare adipe.

Immaginale come tante piccole scatole all’interno di un grande magazzino. Queste sono scatole speciali, in quanto possono crescere con l’aumentare del loro contenuto.

Come vengono riempite queste “scatole”? Spesso vengono accusati i carboidrati, in realtà non è del tutto vero, il discorso è più articolato e dipende da alcuni aspetti.

L’ingresso degli zuccheri all’interno della “scatola” adipocita non è così semplice, poiché questi vengono prima indirizzati verso altri tessuti: il: cervello, sistema nervoso, gonadi (in particolar modo i testicoli, quindi cari colleghi maschi occhio alle high low carb prolungate, la vostra dolce metà potrebbe aver da ridire…), globuli rossi, retina e surrenale, fegato e muscoli.

Apriamo una piccola parentesi per quanto riguarda i muscoli: possiamo vederli come tante stanze all'interno dello stesso magazzino in cui vengono conservati i carboidrati, dopo essere stati scomposti nella forma più semplice (glucosio) e "conservati" in maniera alternativa (glicogeno). Ad esempio: immagina una caramella che viene scomposta in tanti minuscoli granelli di zucchero per poi essere imballati e conservati con cura dentro queste grandi stanze (naturalmente è solo un esempio per per facilitarti la comprensione). Quanto più questi crescono e sono allenati a “bruciare carboidrati” (attraverso tante piccole "fornaci" che prendono il nome di mitocondri), tanto più potranno contenere zuccheri al loro interno e più avranno “addetti” (recettori di membrana) che si occuperanno di portare i carboidrati al loro interno. Questi speciali addetti ricevono a loro volta gli zuccheri da un altro addetto che ha il compito di trasportarli: l’insulina.

Una volta riempiti e nutriti i tessuti dipendenti dai carboidrati rimarranno solo gli adipociti (le scatole che si occupano di contenere il grasso).

Quando si verifica l’ingrassamento? Quando i grassi ematici e quelli assunti con il cibo sono alti e, contemporaneamente, quando “l’addetto al trasporto” citato in precedenza (ovvero l’insulina) è in una fase di superlavoro. Ecco così che quando mangiamo un abbondante primo elaborato con condimenti ricchi, o da un secondo grasso e corposo, ingrassiamo!

La glicemia alta, presa singolarmente non fa ingrassare, anche se è comunque responsabile di veicolare all’interno delle “scatole” adipociti i principali responsabili: i grassi (presenti nel sangue e quelli introdotti).

Questo è uno dei motivi per cui chi mangia pane, pasta e pizza tende ad ingrassare con facilità; si tende a non fare abbastanza movimento, il corpo non è più abituato ad impegni glicolitici (ovvero a sfruttare il carburante dei carboidrati per ricavare energia) e non ha una buona affinità con gli zuccheri (ovvero, semplificando all’osso, il suo corpo non riesce a veicolare all’interno dei grandi “scatoloni”, in questo caso intendiamo i muscoli, gli zuccheri all’interno).

Presta attenzione alla grandezza della tua pancia.

Vedersi con la pancia voluminosa ci da un senso di inadeguatezza. Quando questo accade, nella nostra mente, si accende una vocina che ci spinge a prenderci maggiormente cura del nostro aspetto, anche se spesso il pensiero non è accompagnato dai fatti.

In realtà non si tratta solo di una questione di aspetto ma, soprattutto, di prevenzione dell’insorgenza di determinate patologie. Studi scientifici hanno infatti dimostrato che un addome prominente è correlato ad un maggior rischio di insorgenza di determinate malattie.

Il tessuto adiposo di comporta come un organo endocrino in grado di rilasciare delle sostanze chimiche (ormoni) all’interno del nostro corpo. Per semplificarti la comprensione: immagina un organo endocrino come un addetto di una reception. Questo addetto ti rilascia una chiave (rappresenta l’ormone) che aprirà la tua stanza (quest’ultima rappresenta una cellula specifica del tuo corpo). Quando la chiave giungerà, di fronte alla stanza, la prima verrà inserita nella serratura (questo rappresenta il recettore della cellula alla quale l’ormone si legherà). Se la chiave sarà quella giusta la porta si aprirà (nel nostro corpo la “chiave” giusta nella giusta “serratura” scatenerà una reazione all’interno della cellula).

Il grasso è un tessuto e si comporta come una ghiandola (addetto alla reception) che secerne queste sostanze. Quando è prominente, con una circonferenza addominale superiore ai 102 cm negli uomini e a 88 cm sulle donne, è presente alto grasso viscerale e in sua presenza il rilascio di queste sostanze risulta alterato.

Vengono infatti rilasciate principalmente sostanze non troppo benevole e infiammatorie, che prendono il nome di adipochine (sono delle citochine, ovvero molecole proteiche, tra cui le più conosciute sono l’Interleuchina-6, Tumor Necrosis Factor α, PAI-1 e Resistina).

Possibili soluzioni e conclusioni

Abbiamo visto che possediamo uno speciale “sensore” nel nostro corpo che rileva il nostro quantitativo di grasso; abbiamo visto perché ingrassiamo e quanto può essere importante tenere sotto controllo la circonferenza addominale.

Per prenderti cura del tuo aspetto ma soprattutto della tua salute è importante attrezzarsi di tanta buona volontà e pazienza.

Sia chiaro che ciò che seguirà in queste righe non intende fornire trattamento o prevenzione a disturbi o condizioni cliniche, né sostituirsi al parere di un medico e come alternativa al consulto di un dottore nutrizionista.

Qualora volessi provare uno o più approcci ti esortiamo a chiedere prima il parere del tuo medico o di un nutrizionista. La responsabilità di ciò che proverai sarà esclusivamente tua.

Detto ciò ecco alcuni possibili soluzioni:

  1. Prima di perdere peso, assicurarsi di assumere abbastanza calorie per il sostentamento delle funzioni essenziali del corpo; Se si assumono poche Kcal da troppo tempo (al di sotto del tuo metabolismo di base) si potrebbe essere il metabolismo potrebbe essere in una situazione di stallo: pensa ad esempio ad un motore in panne;

  2. Mangiare poco di tutto;

  3. Nel caso di ottimi esami ematici e in assenza di insulino-resistenza, è possibile mangiare tanti carboidrati e pochi grassi. In questo caso l’eccesso glucidico verrà disperso in energia;

  4. Mangiare tanti grassi e pochi carboidrati, in modo tale che l’insulina venga tenuta sotto controllo e i grassi ematici vengano ossidati all’interno del muscolo e non vengano depositati all’interno degli adipociti. Questa opzione funziona solo nel breve termine, dopodiché provoca gli stessi effetti del mangiare tanti zuccheri raffinati (insulino resistenza);

  5. Nutrirsi per il 40% carboidrati, 30% grassi e 30% proteine suddividendo il quantitativo della giornata in tanti piccoli pasti (principio della dieta a zona);

  6. Mangiare in un pasto o grassi o carboidrati (principio della dieta dissociata);

  7. Mangia tanto in solo 2 pasti al giorno (principio del digiuno intermittente).

  8. Muoversi di più e nel corso del tempo, attraverso una progressione ragionata, muoversi in maniera sempre più intensa attraverso esercizi di forza (con i pesi/sovraccarichi/corpo libero) e attività cardio glicolitiche, ovvero che portino al consumo di zuccheri. Quindi, anche nel caso di attività aerobiche così come gli esercizi di forza, nel corso del tempo, dovrà esserci un impiego importante in termini di frequenza cardiaca (dopo una progressione anche all’85%);

Ricordati che sono solo consigli. Prima di voler sperimentare qualsiasi approccio ti esortiamo prima a consultare il tuo medico o un dottore esperto in nutrizione. Per il resto buon dimagrimento.


172 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti